25 Febbraio 2015

Un anno fa (il 25 febbraio 2014) ho creato il gruppo in Facebook di Photoskine.
Gruppo: luogo in cui le persone parlano e si confrontano,
Facebook: il social network generalista per antonomasia,
Photoskine: neologismo per indicare luogo di appunti (come la moleskine) legati alla fotografia.

descrizione1

Perché?
1) Photoskine: volevo stimolare delle discussioni e confronti su alcuni argomenti che mi interessavano ed era necessario definire un luogo che non fosse solo mio (come il proprio account),
2) Gruppo Facebook: avevo realizzato che tutte le persone che conoscevo dell’ambiente della fotografia erano già in un unico luogo,
3) Internet: avevo capito che uno dei modi per creare una propria identità virtuale era condividere la propria crescita personale in rete.

Dopo 3 mesi dalla nascita del gruppo in facebook, ho creato Photoskine.com come archivio online di tutti gli articoli che condivido sul gruppo Facebook, al fine di agevolarmi la ricerca quando devo recuperare informazioni che ho letto. Ho deciso di lasciare sia l’archivio che il gruppo aperto a tutti perché condividere il sapere è il motivo per cui è nato internet.

Elencare le cose che mi ha portato Photoskine in un anno non è facile, perchè molte di esse sono intangibili:
. ho imparato a scrivere delle cose abbastanza leggibili,
. ho scoperto che ti può capitare che ti leggano quasi 8mila persone. E quel momento cambia notevolmente il tuo modo di relazionarti col web.
. Ho rinforzato vecchie amicizie come quella con Mariuccia Stiffoni Ponchielli del Grin e conosciuto persone nuove come Michele Smargiassi, che tiene il blog Fotocrazia. Entrambi mi hanno sostenuta, stimolata, difesa e apprezzata; e questo va a coprire quell’1% di persone che non sopportano i cambiamenti negli ecosistemi relazionali.

Dove mi porterà Photoskine?
E’ quasi un anno che me lo chiedo :)
All’inizio ho solo seguito l’istinto, poi è diventato un pensiero più articolato nel momento in cui è mi stato chiaro che il futuro della fotografia professionale dipende dalla capacità di adattarsi al nuovo modo di comunicare e ricevere informazioni del pubblico a cui ci si vuole riferire.

Credo che l’unica direzione io possa prendere ora, è una sorta di attività di consulenza sull’immagine fotografica aziendale nei social media suggerendo uno storytelling adeguato al mezzo. Questo potrebbe essere il punto di congiunzione tra la fotografia narrativa e di documentazione, i committenti con disponibilità economica e il mezzo di comunicazione contemporaneo più importante. Forse così si risolvono in contemporanea due problemi: sia quello dei fotografi alla ricerca di committenti adeguati, sia quello delle aziende alla ricerca di storyteller.

Questo è quello che mi pare più sensato fare, ma sono aperta a suggerimenti e consigli. Intanto mi prenderò ancora un paio di mesi per pensarci bene! Perchè, a differenza del mondo in cui sono costretta a vivere, penso che “Slow and steady wins the race.
(traduzione del nostro “Chi va piano va sano e lontano”!)