June 6 

Dopo quasi 4 mesi a leggere e studiare tutto quello che mi capitava sul fotogiornalismo, il giornalismo e i social media sono arrivata a questo punto:

Premesse
– i servizi foto-giornalistici sono pagati un prezzo insufficiente a sostenere le spese per realizzare il lavoro
– i giornali dicono di non avere più soldi, di vivere una profonda crisi economica. Molti giornali hanno chiuso o stanno chiudendo
– La crisi dell’editoria è data dal fatto che i lettori non comprano più i giornali cartacei ma si informano direttamente sui siti online
– la crisi dell’editoria è data soprattutto da un totale calo degli investimenti pubblicitari
– la colpa di tutto viene quindi data al Web, che diventa quasi un’entità reale con una propria capacità decisionale.

Analisi
– Il Web non è il male ma è un’incredibile strumento creato dall’uomo stesso che decide quali contenuti condividere o meno
– Il grande cambiamento non è stato tanto il Web, che ormai esiste da 25 anni, ma i social network e gli smartphone che hanno portato le persone a trovare una propria personale dimensione nella consultazione delle informazioni che girano in Rete. Oltre al fatto che ora lo possono fare in ogni momento della giornata
– La pubblicità ha capito prima dell’editoria che i propri potenziali clienti non erano più (solo) i lettori dei giornali o i telespettatori, ma tutti gli utenti dei vari social
– Detta in un altro modo: la pubblicità ha trovato un modo per connettersi direttamente ai propri clienti, grazie ai social network, senza aver più bisogno dei canali usati fino a un secondo prima
– Infatti, la contrazione del mercato editoriale corrisponde a un’espansione del mercato attorno ai social media. Molte nuove figure professionali stanno nascendo. Molte figure sono simili a quelle editoriali del giornalista o del fotografo di news ma hanno l’aggiunta di una competenza molto importante: sanno muoversi sui social. Li sanno usare, sanno comunicare, sanno quali sono quelli più adatti per ogni contenuto che devono condividere. Sanno cosa vuol dire “engagement”, sanno creare una “community”.

Previsioni
– la crisi dell’editoria sarà qualcosa di simile alla crisi che deve aver vissuto la radio quando è arrivata la televisione
– questo significa che non spariranno completamente i giornali ma decidere di comprarne uno in edicola o al supermercato sarà una scelta fatta solo da alcune persone, esattamente come quando decidiamo di accendere la radio, per chi ne ha ancora una in casa (io, sì!)
– molti giornalisti dovranno imparare a capire il web e a riconoscere il bisogno di collaborare con informatici, game developer, programmatori, etc oltre a tutte le figure che già lavorano sui social network
– non posso che vedere questo percorso come positivo. Ci vorrà, infatti, un atto di profonda umiltà per accettare che i propri contenuti passino attraverso un game developer. Non credo che tutti siano pronti a mettersi in gioco così tanto.
– Tornando al fotogiornalismo, cosa che mi sta più a cuore, vivrà e starà molto bene.
La fotografia, il raccontare storie attraverso le immagini, il saper coinvolgere le persone, sono tutte cose che il fotogiornalista fa da sempre. Spostarsi dalla carta al web è veramente un attimo. Il grande pregio della fotografia è che è un linguaggio magnificamente universale. E lo storytelling è la parola che ho trovato ovunque dai libri di pubblicità sui social media alle nuove applicazioni per smartphone.
Tutti cercano storie da raccontare, il mondo è già pieno di immagini (still e in movimento), i nuovi lettori sono pronti e ricettivi. E sappiamo già dove sono. Bisogna solo iniziare a sperimentare e non aver paura di osare.