Non so come ma l’altro giorno mi è venuta la curiosità di andare a guardare l’account Instagram di Getty Reportage – costola dell’agenzia fotografica Getty Images dedicata al reportage d’autore.

Su Instagram e sul caricare le foto non proprie ho scritto varie volte, dal primo post che mi causò un po’ di problemi  (social / sociali) a quello successivo, più didascalico e chiarificatore.

Ho avuto bisogno di tempo per rimettere a fuoco il significato del condividere le foto nel web nel mondo professionale e non solo. Quando entriamo su un social media, in realtà entriamo nella casa – o meglio, nel negozio – di qualcun altro. Penso sempre a facebook come a un grande centro commerciale, di quelli che sono arrivati in Italia negli anni 90. Mentre instagram mi sembra più un luna park – di quelli che arrivano una volta all’anno e che ti stordiscono di colori, suoni, odori: il mondo delle illusioni e dei palcoscenici effimeri.

Ma qualcuno ci lavora e qualcun altro viene ospitato con regole scritte e non scritte che solo il Grande Organizzatore* sa.

 

Trovo, quindi, fine l’escamotage di Getty all’ambiente Instagram.

Consapevoli che ogni foto caricata sul proprio profilo implica un auto-dichiarazione di proprietà dell’immagine stessa e dopo le vicende penali del caso Daniel Morel e la distribuzione delle sue foto prese da Twitter (quando ancora c’era TwitPic), hanno trovato una soluzione originale per poter continuare a riempire il proprio account senza rischiare che venga bloccato per scorrettezza.

E l’inglese qua aiuta perchè quel “photo by” apre una nuova frontiera diversa da quella letterale ma errata di un “photo of”.

“Photo by” si usa solitamente per indicare il nome del fotografo che ha fatto la foto. Ma improvvisamente acquisisce un nuovo significato che potrebbe essere tradotto con un “foto da” – una sorta di spazio fisico dal quale viene estrapolata l’immagine.

Il fotografo diventa in questo caso contributor ovvero contribuisce al mantenimento e accrescimento dell’archivio e con un veloce ma efficace “gioco delle tre carte”, viene risolto l’annoso problema etico di chi lavora nella fotografia professionale e che deve tutelare i diritti dei propri autori verso l’esterno ma, allo stesso tempo, anche verso l’interno.

 

instagram

 

*un po’ come il Grande Fratello di Orwell, il Grande Organizzatore è ogni social network che ci forgia la vita concedendoci l’illusione del libero arbitrio.

 

 

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