I fotografi professionisti possono ovviamente restare fuori dalle dinamiche dei social network. Ma se vogliono ottimizzarli devono sapere che “c’è una forte correlazione tra la popolarità delle proprie foto e il proprio network”
http://kaptur.co/why-the-popularity-of-photos-depend-more-on-network/

E’ fondamentale che il network sia usato in positivo: chi usa i social per lamentarsi e basta, lascia una traccia digitale di sé negativa e autolesiva. Se sono un cliente e sto valutando se dare o meno un lavoro a un professionista e vedo un “network negativo” tenderò a non connettermi per evitare che il mio prodotto (qualsiasi esso sia) venga associato ad esperienze spiacevoli.

Tornando alle immagini, se si guardano le statistiche delle piattaforme di condivisione immagini, Snapchat ha il 49% mentre Instagram il 7%. Ciò significa che ci sono social su cui ha senso lavorare e investire tempo perché funzionano meglio in maniera commerciale, mentre altri sono più degli “showroom”.
Usando una metafora presa dalla vita quotidiana: in Snapchat, Slingshot o altri simili, l’utente è come il cliente dentro al supermercato, difficilmente esce dall’ “Uscita senza acquisti”; va a finire che qualcosa lo compra sempre e si ritrova a fare la coda in cassa.
Mentre Instagram è come camminare in centro e guardare le vetrine: non è detto che entri nel negozio, puoi anche solo guardare in modo annoiato, osservare e/o commentare (like, share, comment)

http://www.statista.com/statistics/282007/photo-sites-daily-uploads-distribution/