Questo articolo è apparso per la prima volta su Medium Italia
EyeEm è la nuova Magnum Photos?
Riflessioni (personali) sul mondo della fotografia che cambia.

Il titolo è abbastanza provocatorio da far cadere dalla sedia chi si occupa di fotografia professionale e, allo stesso tempo, lo è anche da far inorgoglire chi fa parte della fotografia amatoriale.

Sono diversi giorni che guardo una mail che ho ricevuto da un paio di settimane. Mi è arrivata dalla newsletter di EyeEm a cui sono iscritta da anni, da quando — insieme a Giorgia che mi ha aiutato all’inizio sul progetto Photo-Berlin — abbiamo organizzato con loro un workshop con Stefano De Luigi a Berlino. Era marzo 2013. Probabilmente il primo workshop che EyeEm ha fatto con un fotografo considerato un autore contemporaneo.

Il titolo della mail è “ We proudly present the 2015 EyeEm Photographer of the Year!”. L’ho lasciata lì in posta in arrivo a guardarmi per giorni. Finchè, finalmente, ho capito perchè non riuscivo a cestinarla. Mi ricordava tutta una serie di premi che tengo monitorati dal World Press Photo al Poyi – Pictures of the Year International, passando per quelli meno famosi ma comunque di altissima qualità da Lens Culture a Burn Magazine.

Ho iniziato ad indagare meglio per scoprire che:

  1. quello che vinci sono dei voli e hotel per seguire il loro festival (possiamo dire che diventi una sorta di mascotte?) “Now here’s the big win: The grand prize winner will be named EyeEm Photographer of the Year and win two round-trip flights & accommodation to attend The EyeEm 2015 Festival in New York.”
  2. che con le tue foto possono fare di tutto. tutto. Anche usarle a fini commerciali. E nel frattempo tu lavori e lavori perché devi avere i permessi, le liberatorie, ecc. e devi pure stare attento a non esagerare con la post-produzione! (qui le Rules)
  3. che hanno già ricevuto al secondo award 20mila adesioni. Un numero impressionante. Per 20mila foto ricevute vuol dire che un 200mila persone avranno saputo del concorso.
  4. non ho trovato la giuria del 2015, ma quella del 2014 è impressionante:The Huffington Post, Saatchi Art, KesselsKramer, TIME Lightbox, Tim Hetherington Trust… Ovvero: hanno già in mano alcuni nomi del gotha della fotografia e dell’arte.
  5. che esiste la categoria “The Photojournalist”. Io non so voi. Ma una categoria “Fotogiornalista” dentro a un’app per fare foto la vivo un po’ come se fosse il gruppo “Intellettuali” dentro a un social come Facebook. Certo, ci sta. Non è che devo avere la puzza sotto al naso, soprattutto essendo una di quelle che ha avuto maggiore apertura verso questi nuovi mercati.

Ma. C’è un Ma. Mi pare che qua si stia un pochino esagerando. E’ come se il Fotogiornalismo da sempre un po’ come una bella addormentata nel bosco — “bella” nel senso di unica e “addormentata” per la purezza verso le dinamiche di mercato più bieche — improvvisamente si svegliasse al bacio del bel principino pieno di soldi (6 milioni di euro finanziati da Getty) e di contatti (followers) e gli dedicasse completo amore e fiducia.

No. Non sono mica d’accordo. Possibile che basti un bacio e due complimenti per intortare un settore fotografico? Possibile che ci si dimentichi così i fotografi che hanno lottato per difendere il diritto all’informazione? o come dice Magnum Photos: “With powerful individual vision, Magnum photographers chronicle the world and interpret its peoples, events, issues and personalities.

Sono solo io che vedo EyeEm come la Coca Cola della Fotografia?

Io rispetto la Coca Cola come business. E’ bello poter scegliere di non comprarla. Ma se il Chianti doc decidesse di farsi distribuire dalla Coca Cola solo perché così è sicuro di arrivare ovunque, devo dire che ci rimarrei abbastanza male.

Ovviamente uno può dirmi: “ma sai che gliene frega al Chianti doc di Linda Ferrari che ci rimane male!!”

Certo. Che gliene frega. Ma il punto è che non lo deve far per me. Ma per sé stesso. I signori del Chianti sanno bene cosa vuol dire difendere la propria unicità e la propria storia. Un giro veloce su wikipedia mi basta.

A mio avviso, l’importanza della storia supera di gran lunga il concedersi al primo principe che passa.

Perché poi i mercati vanno e vengono, le start-up pure. Possibile che un secolo di fotogiornalismo e centinaia di vite perse valga quanto una start-up di 5 anni?

Sul gruppo Facebook: 3 ottobre