21 febbraio 2015

Questo articolo è apparso per la prima volta su Medim Italia

Era il giorno di San Valentino. E non lo dico per romanticismo ma solo perché, volenti o nolenti, è un giorno di cui tutti sappiamo l’esistenza e il significato. Avevo un viaggio in treno di un paio d’ore da fare e ho pensato bene di sfogliare il giornale cartaceo che era sul treno: la Repubblica.

E questo è quello in cui mi sono imbattuta a pagina 21.

Ok, parliamo della sezione cronaca ed è normale che si parli di morte anche a San Valentino. Ma c’è stato qualcosa che mi ha turbata molto più delle parole “bimba muore a 8 mesi”.

È stato l’accostamento del testo con la foto.

La “Neonata deceduta” nel titolo a sinistra è nella pancia dell’immagine di destra.

Credo sia quanto di più macabro si possa concepire. Come si può fare una scelta editoriale simile?

Cosa sta succedendo nei giornali?

Vogliono forse creare dei conflitti comunicativi tra testo e immagine come si fa in pubblicità? Se non fosse un fatto reale ma una di quelle pubblicità alla Oliviero Toscani, potrebbe anche avere una sua forma di genialità. Ma qui stiamo parlando di vita reale e io non riesco a smettere di pensarci da una settimana.

Sento la mancanza di umanità in chi ha scelto la foto. Sento che si è andato ben oltre ai limiti del rispetto della sofferenza altrui. Sento che non c’è professionalità (nella sua declinazione di etica professionale) in tutto ciò.

Inoltre, potrei azzardare a dire che:

– la foto è stata rubata da facebook senza chiedere il permesso all’utente (l’immagine è decisamente in bassa qualità, quindi non è stata chiesto il file in alta qualità al proprietario dello scatto). Forse bisogna dire ai giornalisti che Facebook non è una banca di immagini come Getty Images, Corbis, ecc. Forse bisogna avvisarli che non si possono prendere le “foto da internet” pensando che siano libere da diritti e gratis. Perché non lo sono. Le “foto in internet” sono sempre di qualcuno.

– anche il commento della madre è stato rubato da Facebook: la vediamo tutti quell’ultima parola “Altro…” alla fine del post?! Bisogna dire ai giornalisti che siamo tutti capaci di andare a leggere uno status su un profilo facebook e che non può essere il sostituto di un’intervista… O che almeno copino tutto il testo!

– infine, credo abbiamo capito tutti che sono schermate prese da Facebook.Bisogna dire ai giornalisti che esiste anche il copyright relativo agli screenshot (schermata, in italiano). Anche se la madre avrà giustamente altro a cui pensare che al furto delle proprie immagini, non penso che Facebook sia così disinteressato alla violazione del copyright.

Non questa volta, ma potrebbe accadere presto che anche i siti, i programmi o le app inizieranno a marcare i propri confini con specifiche da©Riproduzione Riservata.

Staremo a vedere. Tutto dipende — come sempre — dal guadagno che, eventualmente, se ne potrà ricavare.

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