Questo articolo è apparso per la prima volta su Medium Italia

I social stanno morendo?

A volte penso di sì. Forse più che morendo, si stanno ridimensionando.

Come è esplosa la bolla internet ad un certo punto, ora sta esplodendo quella dei social.

C’è stata un’abbuffata per anni, siamo arrivati a dei livelli di dipendenza pari alle droghe pesanti, abbiamo dato la vita – la nostra vita – a degli algoritmi, lasciato fidanzati per una foto sbagliata, bannato amiche per un commento di troppo.

Ci siamo fatti venire dei mal di pancia incredibili per aver letto degli status che (forse) ci riguardavano, siamo arrivati a crederci delle star per quanti like ricevessimo.

Eppure, non so, ma sento che questa cosa sta cambiando. Si sta riducendo. Dopo la sbronza e l’hangover, si torna al lunedì mattina.

I segnali che vedo sono diversi:

1) sono fissa a una soglia di 5 mila contatti in Facebook da un paio d’anni. E’ mai possibile che per qualsiasi cosa io metta (sia una foto, un post, un cosa simpatica o uno spunto di riflessione) difficilmente raggiunga i 50 like? Vuol dire che la mia raggiungibilità è dello 0,1% che significa che se mi tengo per me quello che penso o faccio – e quindi con una raggiungibilità dello 0,0% – alla fine ci guadagno in: tempo, risorse mentali, mal di pancia eventuali o anche, semplicemente, energia elettrica per caricare il telefono.

2) questa cosa dei ricordi di Facebook che gira da qualche mese, sta iniziando a farmi venire l’ansia ogni volta che lo apro. Ma, al di là della mia ansia, resta il fatto che quando si va a rovistare in cantina (i ricordi) vuol dire che siamo proprio alla fine. Che non c’è più altro da dire. Che ormai siamo anziani.

3) L’ultimo stimolo che proprio mi sta facendo capire che i social stanno entrando in una fase di ridimensionamento è stato questo:

Allora: per anni si è detto che il valore dei social era che sono in grado di arrivare al “cliente” finale, di profilarlo perfettamente e fargli trovare direttamente sullo smartphone che ha in mano e col quale passa più tempo che con sua moglie, il prodotto che vuoi vendergli: l’oggetto o il servizio perfetto per lui.

Quindi è così che le pubblicità sono entrate nei nostri account email (gmail) nella nostra navigazione internet (google) e nelle nostre relazioni sociali (facebook, twitter, instagram, ecc.) e riescono a proporci una macchina se postiamo una foto di una macchina, come ho già scritto.

E fin qui tutto bene. Più o meno. Perché probabilmente si sono resi conto che la nostra capacità selettiva è andata migliorando e riusciamo a non vedere più una pubblicità anche se prende tutto lo schermo: semplicemente cerchiamo molto velocemente la X in alto a destra per chiudere la finestra. (no?!)

E allora – sempre perché non dobbiamo dimenticarci che la pubblicità è colei che muove gran parte dell’economia contemporanea (puoi avere un prodotto o un servizio fantastico ma, se non lo dici a nessuno, c’è poco da camparci) – cosa si inventano? Il porta a porta era finito? E invece no, RITORNA!

In un altro modo, più interessante, più creativo (hanno preso in prestito una modalità comunicativa degli hotel) e più diretto: sono arrivati fin al mio piano, fino alla mia porta, fino a toccare la maniglia della mia porta di casa. Almeno i venditori porta a porta di una volta toccavano solo il mio campanello!

Il senso di invasione c’è ma per ora prevale ancora il senso di sorpresa.

Mi aspetto che la prossima volta che esco di casa arriveranno a mettermi una cacca di cane sul tappetino per risvegliare la mia attenzione e guardare esattamente dove vogliono loro: Evvivaaa! troveremo un modo per dare un senso anche alle cacche di cane.

Su Facebook: 25 ottobre